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	<title>Esclusiva Archivi - ANGI</title>
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	<description>Notizie e informazioni sul mondo dell&#039;innovazione soprattutto giovanile</description>
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		<title>Tra storia e cultura del mondo del caffè. Intervista in esclusiva a Daria Illy</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2020 10:30:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Illycaffè, una storia meravigliosa partita dal lontano 1933 da Francesco Illy fino al figlio Ernesto che, assunte le redini dell’azienda, ha contribuito a plasmarla portando a diventare una delle realtà più apprezzate al mondo. Conosciuto in tutto il mondo per le sue vaste e profonde conoscenze scientifiche e per la sua grande competenza nel mondo [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<p>Illycaffè, una storia meravigliosa partita dal lontano 1933 da Francesco Illy fino al figlio Ernesto che, assunte le redini dell’azienda, ha contribuito a plasmarla portando a diventare una delle <a href="https://www.today.it/partner/angi/caffe-intervista-daria-illy.html?fbclid=IwAR2Wodd7bViH4h5c9vA-IDulwfVt3a0rUFBlIr1f9Hb9lHOEDx7n-b2BIio">realtà più apprezzate al mondo</a>. Conosciuto in tutto il mondo per le sue vaste e profonde conoscenze scientifiche e per la sua grande competenza nel <a href="/chi-siamo/partner/">mondo del caffè</a>.</p>



<p>Dopo 87 anni di storia, ecco la nuova generazione della famiglia
Illy, partendo dagli eredi del Presidente Ernesto Illy (Francesco, Riccardo,
Anna ed Andrea) fino ai loro figli, tra cui spicca la figura della dott.ssa
Daria Illy (figlia di Rossana Bettini e Riccardo Illy già presidente della
Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, sindaco di Trieste nonchè dal 1992 al
1995 amministratore delegato di Illycaffè).</p>



<p>Dal 2009 Daria Illy è impiegata presso la Illycaffè s.p.a. di
Trieste inizialmente come docente scientifico presso l&#8217;Università del Caffè,
per poi dirigere il team del dipartimento International Key Account.
Successivamente ha ricoperto il ruolo di Portioned Systems Director, gestendo
business e sviluppo del prodotto all&#8217;interno di sistemi single cup (beni
durevoli e materiali di consumo).</p>



<p>Nel 2017 Daria è diventata membro del Consiglio di
Amministrazione di Illycaffè s.p.a. Nel gennaio 2018 Daria è entrata a far
parte del Consiglio di Amministrazione della International School of Trieste
Nello stesso anno ha assunto anche l’incarico di Consigliere all’interno della
Fondazione Ernesto Illy. Nel febbraio del 2019 assume il ruolo di Direttore
Cultura del Caffè all’interno della Illycaffè s.p.a.</p>



<p>Speciale intervista a Daria Illy realizzata da Gabriele
Ferrieri, Presidente ANGI-Associazione Nazionale Giovani Innovatori.</p>



<p><strong>Impegnata nella Illycaffè da oltre 10 anni, cosa rappresenta
per Lei questa azienda e la sua importante storia, da suo bisnonno Francesco al
valore del brand dell’azienda che è tra i più importanti a livello
internazionale del mondo del caffè?</strong></p>



<p>Per me Illy vuol dire soprattutto “casa”, nel senso che si
tratta di una famiglia di persone che collaborano e sono molto unite e strette
intorno a quello che è il valore del cognome che portiamo. Non sempre le
aziende portano il nome del loro fondatore. Mio nonno è partito da molto
lontano, poi il sogno era quello di distribuire in tutto il mondo il nostro
caffè e negli anni &#8217;70 fummo i primi ad industrializzare il prodotto in
monoporzione. La pressione, la macinatura e l&#8217;idea era proprio quella di creare
un prodotto che fosse facile da utilizzare e che garantisse la consistenza
qualitativa </p>



<p>Non c&#8217;è persona che abbia incontrato che non si ricordi del duro
lavoro portato avanti in quegli anni da mio nonno. I grandi valori della
comunità, ma anche scelte coraggiose, come quella di adottare un solo brand,
infatti noi diciamo “one dream, one brand”: abbiamo un solo blend declinato in
varie tostature.</p>



<p>Dalla selezione ottica alle degustazioni, abbiamo vari
laboratori di ricerca e innovazione, che studiano come mantenere le
consistenze, il fattore fondamentale per fare una buona tazzina di caffè ma
anche parte della bellezza che circonda questa esperienza qualitativa, quindi
quanto abbiamo lavorato sull&#8217;arte, facendo dell&#8217;arte il nostro modo di
comunicare. L&#8217;arte è neutrale, nel senso che un pezzo d&#8217;arte può piacere e non
piacere, però rappresenta comunque quello che l&#8217;azienda vuole comunicare dal
punto di vista di una positività dell&#8217;esperienza, dal modo in cui sono studiate
le tazzine a i materiali che usiamo, alla cura che abbiamo nel servizio, e poi
tutta la parte di formazione di cui oggi mi occupo, che è nata dal sogno di mio
nonno di rendere costante la qualità in tazza, grazie alla formazione continua.
Quest&#8217;anno l&#8217;Università del caffè ha compiuto 20 anni: formiamo coltivatori e
produttori che sono ormai protagonisti della filiera, consumatori, coffee
lovers, che invitiamo a degustare, a conoscere, a preparare i prodotti, e
infine quella che è la professione del barista, dal servizio a tutte le ricette
e preparazioni.</p>



<p><strong>Dal 2019 Daria Illy ricopre il ruolo di Direttore Cultura del Caffè all’interno della Illycaffè. Quali sono le attività che porta avanti con il suo dipartimento in merito alla diffusione della cultura del mondo del caffè e della conoscenza di questa prestigiosa filiera?</strong></p>



<p>Innanzitutto la direzione ha lo scopo fondamentale di educare
in maniera consistente attraverso il mondo i suoi protagonisti a partire dai
produttori fino ai consumatori. Questi 20 anni ci han portato a formare oltre
300 mila persone. Abbiamo 26 filiali in tutto il mondo, io dirigo l&#8217;università
del caffè, che è appunto quella che compie 20 anni. Quello che abbiamo aggiunto
a questo è la parte di ambassador chief, dove io lavoro come spokesperson sui
temi che ruotano intorno al mondo del caffè ma anche al women power. Ci siamo
dotati di piattaforme online di E-learning. Abbiamo fatto un sacco di attività
in questo senso nel tempo, proprio per garantire che ci sia una costanza di
metodo: avere lo stesso insegnamento con gli stessi materiali in 26 filiali nel
mondo è piuttosto complicato, e lo stiamo infatti rafforzando continuamente il
nostro lavoro. L&#8217;attività è fortemente improntata al migliorare quelle che sono
le pratiche agronomiche dal punto di vista dei produttori, per insegnargli a
trasformare il prodotto nel migliore dei modi, cercando di educarlo al gusto,
al palato, a quelle che sono le migliori metodologie di preparazione.</p>



<p><strong>In questo particolare momento storico, qual è la sua visione Daria Illy per dare risposta, in un contesto strategico aziendale strutturato, alla profonda evoluzione in atto nel settore del caffè</strong> <strong>con lo scopo di dare ulteriore impulso allo sviluppo della conoscenza del caffè a tutti i livelli della catena del valore del mercato?</strong></p>



<p>Stiamo proprio lavorando sulla digitalizzazione, questo ha
avuto un&#8217;accelerazione grazie a questo periodo di lockdown, cercando di trovare
un bene in mezzo a questo male. Ci ha infatti permesso di raggiungere un
pubblico più ampio senza dover fare trasferte, riducendo tra l&#8217;altro, anche il
fattore inquinamento. Stiamo quindi lavorando all&#8217;Università del caffè 2.0. E
il segreto è proprio quello di unire la parte tecnologica all’interno di quella
che diventa una celebrazione dell&#8217;aula. Ho dimenticato di parlarle che tra i
tipi di formazione che facciamo c&#8217;è il master in Scienza ed economia del caffè.
Questo nasce all&#8217;interno della Fondazione Ernesto Illy, siamo alla 10a edizione
e abbiamo partecipanti che arrivano da tutto il mondo. Io seguo personalmente
alcuni dei progetti che fanno, ed è particolare perché in questo periodo di
lockdown si sono ritrovati a collaborare a distanza pur non conoscendosi di
persona. Io adesso sto seguendo un progetto sul salary gap nella filiera del
caffè tra uomini e donne e ho visto come sono stati in grado di utilizzare il
digitale. L&#8217;azienda è attualmente in forte espansione digitale, anche grazie al
nostro CEO, che ha dato molto in questo momento storico, e fortunatamente non
ci siamo fatti cogliere impreparati. Quindi credo che la tecnologia unita al
sapere sia buona parte del futuro, sia per l&#8217;informazione che per i canali di
acquisto del prodotto.</p>



<p><strong>Nella sua esperienza in azienda Daria Illy, ha avuto modo di lavorare anche nella Fondazione Ernesto Illy. Cosa rappresenta per Lei la figura di suo nonno e quali sono le attività svolte e la mission dall’omonima fondazione?</strong></p>



<p>Dunque, mio nonno è stato un grande ispiratore, uno
scienziato e un filosofo. Credo che il fatto che la fondazione porti il suo
nome sia rappresentativo dell&#8217;eredità che ha lasciato, soprattutto dal punto di
vista della divulgazione e della sostenibilità, così come il desiderio di
aiutare i coltivatori a migliorare i loro standard. Questa è solo una piccola
parte dell&#8217;ispirazione che ci ha lasciato in eredità, ma sicuramente la
sostenibilità sociale nella supply chain è il cuore di questa attività. Abbiamo
lavorato a moltissimi progetti che riguardano l&#8217;educazione e l&#8217;aiuto alle
mamme. In molti paesi il periodo della scuola coincide con quello della
raccolta e quindi per permettere lo spostamento della manodopera è necessario
investire in proposte concrete. A volte le mamme portano i figli con loro per
praticità e i bimbi non imparano a camminare per un bel periodo della loro
vita. Questa è una cosa contro cui abbiamo lottato di recente. L&#8217;idea è proprio
quella di sostenere l&#8217;educazione attraverso programmi scolastici, ed estendere
fino alle zone rurali l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, per raggiungere un maggior
numero di bambini e di giovani, e sottrarli alla povertà e al lavoro minorile.
La scopo è quello di creare nuove generazioni di giovani motivati a prendere in
mano il lavoro della raccolta e della produzione di caffè. Abbiamo finanziato
progetti in Costa Rica, in Colombia, in Honduras, in Nicaragua e in Ruanda, e
diciamo che questi sono progetti che ho più a cuore. Anche questo fa parte
dell&#8217;eredità dei miei nonni, che erano molto “evoluti” da questo punto di
vista: hanno sempre creduto nel lavoro delle donne e nella loro capacità di
migliorare il contesto sociale, economico e di salute degli ambienti in cui
lavorano, per questo motivo è molto importante sostenerne l&#8217;indipendenza e la
serenità.</p>



<p><strong>Importante il suo impegno anche nella formazione dei giovani,
con le sue attività presso la International School of Trieste. Quali sono le
attività che sta portando avanti per poter contribuire attivamente nelle
dinamiche del mondo dell’istruzione per favorire le future generazioni?</strong></p>



<p>In questo periodo di lockdown siamo entrati in contatto con
molte altre scuole internazionali, per capire come muoverci al meglio in questa
situazione. Siamo stati tutti sorpresi da quello che stava succedendo e abbiamo
dovuto anche prendere qualche decisione coraggiosa senza alcuna certezza
scientifica o di politica europea che potesse darci un quadro o una direzione
al di là dei decreti ministeriali. Addirittura abbiamo attuato alcune misure
preventive in anticipo rispetto ai decreti. È stato incredibile vedere come i
giovani (come le mie figlie) siano riusciti ad adeguarsi così velocemente al
lavoro sulle nuove piattaforme, e abbiano risposto tutto sommato bene a questo
momento di difficoltà. Questo forse aprirà le porte ad una nuova fase “mista”
in cui il digitale e l&#8217;aula tradizionale coesisteranno. E potrebbe anche darsi
che questo momento “misto” sia d&#8217;aiuto. La scuola come principio base vuole
rendere i ragazzi indipendenti, responsabili e cittadini del mondo, ed è per
questo che ho deciso di far parte del board e di esserne vice-presidente. Il
fatto che l&#8217;inglese sia insegnato da professori madre-lingua aiuta i ragazzi in
un percorso di indipendenza, che rende più ampio lo spettro delle loro scelte,
per diventare infine cittadini del mondo. Molte scuole non sono riuscite a
tenersi in piedi durante questo periodo, noi fortunatamente avevamo un buon
bilancio, e abbiamo usato tutto l&#8217;utile di quest&#8217;anno per scontare le rette dei
ragazzi.</p>



<p><strong>Oltre ad essere una manager in carriera Daria Illy, è anche una mamma di bue bambini. Come unisce il lavoro, la famiglia e la vita privata e che messaggio vorrebbe dare all’universo delle donne che vorrebbero seguire il suo esempio come ispirazione per il loro percorso di lavoro e di vita?</strong></p>



<p>L&#8217;equilibrio che si raggiunge e si perde continuamente. Una
delle strategie che ho adottato nel tempo è quella di coinvolgere i bambini in
quello che si fa: quando si è appassionati del proprio lavoro e lo si fa con
amore si può essere un esempio per i bambini. Io vedo che raccontando la mia
giornata e parlando delle persone che ho la fortuna di incontrare, e dei
progetti in azienda, sono riuscita a farli appassionare tantissimo. Per
esempio, mio figlio mi chiede: “allora, quante macchinette hai prodotto
quest&#8217;anno? Quante capsule fate al giorno?”. Sono sciocchezze, però quando
parti per un viaggio e lasci la famiglia a casa, ma tua figlia ne capisce le
ragioni e ti dice “mamma vai”, è un motivo di orgoglio. Ovviamente bisogna
tener duro, ma sicuramente l&#8217;inclusione della famiglia e la sua partecipazione,
come ad esempio far visitare il luogo di lavoro, come è accaduto quando facevo
l&#8217;amministratore a Milano, è fondamentale. Mi figlio una volta è andato ad
urlare in tutto il rione “ma lo sapete che mia mamma è la manager di Illy”. In
quel caso mi sono anche vergognata un po&#8217;.</p>



<p><strong>Infine, curiosità personali sulla Daria Illy lontano dai riflettori. Appassionata di viaggi, natura e sport all’aria aperta, quali sono i tuoi passatempi preferiti e come cerchi di coltivare le tue passioni?</strong></p>



<p>Eh, devo dire che adesso, con quattro consigli di
amministrazione è un po&#8217; difficile coltivare le passioni personali. Sono sempre
stata appassionata di surf e mi piace andare in California quando posso.
Ovviamente adesso la mia forma fisica deve un po&#8217; riprendersi dopo questo
lockdown. Sto anche disperatamente cercando di insegnare a mia figlia a
surfare, ma la prima lezione si è conclusa con una rovinosa grattata di mento
nel mare di Lanzarote, però lei è coraggiosa (fa pattinaggio artistico) quindi
credo che ci riproveremo appena sarà possibile.</p>
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