Qualsiasi intervento, anche il più meritevole, rischia di essere vanificato da una burocrazia che aveva già condannato l’Italia a numeri da zero virgola ben prima del Coronavirus”. Quello di Riccardo Di Stefano, palermitano di 34 anni, vicepresidente dei Giovani di Confindustria e adesso in corsa per la presidenza (le elezioni avrebbero dovuto tenersi a maggio ma, causa pandemia, sono state spostate al 26 giugno), è un appello accorato: “Semplificare, semplificare, semplificare. È un imperativo, un dovere morale direi, visti gli sforzi che la nostra classe imprenditoriale sta facendo per non soccombere”.

Una laurea in giurisprudenza e un dottorato di ricerca in economia civile, Di Stefano dal 2012 ha iniziato il proprio percorso all’interno delle attività di famiglia, diventando componente del consiglio di amministrazione dell’Officina Lodato srl, azienda che da oltre 70 anni si occupa di impiantistica civile ed industriale, e nel 2014 ha fondato la società Meditermica srl, attiva nel settore delle forniture all’ingrosso di materiale termoidraulico per aziende e operatori del settore.

Riccardo Di Stefano, cosa ne pensa del Dl Rilancio?

“Il decreto rilancio ha di certo messo sul piatto risorse ingenti per sostenere la ripresa dell’economia e, cosa che abbiamo apprezzato, ha cercato questa volta di ascoltare anche le voci di chi questa guerra la sta combattendo sul campo. Ma…”.

Ma, cosa? Può dirci che cosa vi convince e che cosa invece vi ha deluso?

“Sicuramente positivo è il provvedimento sull’Irap, che porterà un beneficio immediato alle imprese perché subito cantierabile, ma andrà accompagnato da interventi più ampi e profondi di riforma della tassazione sulle attività d’impresa, così come le risorse stanziate per lo smaltimento dei debiti della pubblica amministrazione e il rafforzamento dei bonus per l’efficienza energetica e il rischio sismico. Interessanti anche le misure relative alla ricerca, i contributi a fondo perduto per i più piccoli e gli incentivi alla capitalizzazione delle aziende. Tuttavia, continuiamo a registrare una notevole frammentazione delle risorse, nonché la necessità di numerosi provvedimenti attuativi (90!) e adempimenti burocratici, che finiranno inevitabilmente per limitarne l’efficacia”.

Secondo l’ultimo report proprio di Confindustria dott. Riccardo Di Stefano, nel primo trimestre di quest’anno il pil ha subito un crollo oltre le attese (-4,7%). Nell’industria, che ha riaperto a inizio maggio, la produzione è calata del 28% a marzo ed è stimata in ulteriore caduta in aprile (-23%). Cosa servirà per la ripresa?

“È necessario un disegno complessivo per la ripresa, che parte dal potenziamento degli investimenti, pubblici e provati, da una riforma del fisco al servizio della crescita e del sostegno alla domanda interna, senza la quale il mercato resta comunque stagnante. Ma soprattutto occorre ridurre quanto più possibile gli adempimenti burocratici che finora hanno solo causato ritardi inaccettabili e che rischiano di vanificare l’obiettivo di avere misure efficaci e immediatamente disponibili.  Non esiste misura che possa valere senza tenere conto del fattore tempo che, per un imprenditore, non è una variabile trascurabile e, men che mai, può esserlo in un contesto di emergenza come l’attuale. Il lavoro da fare è ancora tanto: garantire la liquidità è il tampone necessario a fermare l’emorragia, ma poi bisogna creare le condizioni affinché le imprese ritornino a investire sul futuro. E questo lo si otterrà solo se il governo riuscirà a mettere in cantiere una pianificazione strategica di lungo respiro per programmare l’industria che aspiriamo a rappresentare tra 10 anni”.

Lei aspira a guidare i Giovani imprenditori italiani. Cosa serve all’impresa in generale e ai giovani in particolare per riuscire a competere?

“Glielo dico fuori dai denti: il governo si liberi dal giogo della ricerca del consenso elettorale e si concentri su misure di ampio respiro, quali, non mi stancherò mai di ripeterlo, la riforma della burocrazia, lo snellimento e la digitalizzazione delle procedure. Ma anche, lo sblocco degli oltre 35 miliardi di opere pubbliche già finanziate che purtroppo giacciono ferme nei meandri della pubblica amministrazione; la messa a punto di interventi che incentivino gli investimenti dei privati e la riduzione degli oneri fiscali visto che oggi le nostre imprese sono tra le più tartassate al mondo. Ma anche incentivi alla sostenibilità e all’innovazione all’interno delle aziende e attenzione al capitale umano e alla formazione permanente. Questo è il momento di chiedere con forza politiche nazionali risolute per la rinascita industriale ed economica del nostro Paese. Lavoreremo con tutte le nostre energie per rendere l’Italia moderna, innovativa, sostenibile ed inclusiva. La manifattura ha fatto dell’Italia un grande paese. Ed è da qui che occorre ripartire trasformando questa crisi in una opportunità di crescita”.